
Pagine di gloria…”Il Cappuccino” dal 1993 al 2013
La vicenda de “Il Cappuccino” si identifica con una parte della storia del nostro Istituto, di cui è stato per anni uno specchio fedele registrandone le meraviglie del quotidiano scolastico e i momenti difficili, dando voce negli anni a tutta la comunità educante del “Vivarelli”.
La testata nasce nel febbraio del 1993 per volontà della prof Serena Suadi, straordinaria docente di Italiano, e di un gruppo di studenti tra cui ci piace ricordare Andrea Rossetti, oggi giornalista professionista, e Umberto Rotili, oggi don Umberto, già parroco della Misericordia a Fabriano, nonché scrittore. Primo direttore: Andrea Rinaldi.
La redazione si riunisce nel laboratorio di Informatica che allora occupava i locali oggi destinati alla Segreteria didattica e alla Segreteria del personale; l’accesso era dall’ingresso dove ora è il divano blu. Nei primi anni le uscite non sono regolari; il formato, in bianco e nero, prevede poche rubriche fisse, tra queste l’editoriale del direttore e la pagina delle “Zolle” con le news. Accanto ad articoli che informano sulle attività e sui progetti della scuola (già esisteva una forma spontanea e autonoma di alternanza scuola-lavoro!), si dà spazio alla voce degli ex allievi e ad articoli di costume. L’ultima pagina contiene inserzioni pubblicitarie (la pagina del “foraggiamento”).
Il successo è grande: ad aprile esce un secondo numero che raddoppia le pagine, ventiquattro, e si
arricchisce dei contributi di altri docenti e di rubriche che diventeranno fisse come le lettere alla
redazione, il concorso a premi “Chi l’ha visto”, la pagina dei giochi, la pagina sportiva. Il giornale riesce a mantenere il giusto equilibrio tra articoli di informazione generale e di cronaca interna e articoli più leggeri o rubriche decisamente ironiche come le “Cavolfiorate” o i “Sarmenti – brani potati dalla vite dell’Istituto” o i “racconti della Gramigna”.
Nel 1994 il direttore è Umberto Rotili e compare il primo articolo/intervista.
Nel 1995 viene introdotta la pagina musicale e il “Dossier”, in quel numero dedicato ai viaggi di
istruzione.
Nel 1996 il direttore è Marco Basili che con piglio sicuro guida la redazione attraverso un periodo
difficile: a settembre del 1997 a causa del terremoto perdiamo la nostra sede sul colle e dobbiamo
trasferirci all’Itis “Merloni”, istituto al quale nel frattempo siamo stati accorpati perché il “Vivarelli” ha
perso la sua autonomia amministrativa.
“Il Cappuccino” comunque continua regolarmente la sua attività, anzi in questo momento difficile, in
cui sembra a rischio la stessa sopravvivenza della nostra scuola, “Il Cappuccino” ha una funzione tenacemente identitaria; la redazione è numerosa e agguerrita e da ora in poi registrerà con
scrupolo le varie fasi della ricostruzione della scuola, un percorso lungo e travagliato.
Nel 1998 il nuovo direttore è il risoluto e combattivo Denis Animali; la grafica della testata cambia
e la collaborazione sempre più marcata con la scuola che ci ospita emerge anche dai contributi alle
illustrazioni del prof Renato Ciavola, allora docente dell’Itis “Merloni”, oggi quotato cartoonist.
Nel numero di dicembre 1999 il direttore Denis Animali racconta con orgoglio ed emozione il
ritorno del Convitto sul colle dei Cappuccini e anche, pensate un po’, il ritorno dell’allora
educatore Roberto Rossolini, dopo due anni di esperienza in una scuola elementare.
Nello stesso numero compare il primo articolo dell’amica e collega prof Sabina Chierici, che
sarà una presenza fondamentale non solo per il giornalino, ma per la vita e lo sviluppo del nostro
Istituto, fino alla sua prematura morte nel settembre del 2015.
Nel 2002, dopo un anno di sospensione, “Il Cappuccino” ritorna in parte rinnovato. Ormai il “Vivarelli”
ha ripreso possesso della sua sede storica e il nuovo direttore Andrea Marchegiani sottolinea nell’editoriale la soddisfazione di tutta la comunità per il raggiungimento di un obiettivo che
sembrava allontanarsi inesorabilmente. Da ora in poi, fino all’ultimo numero, anima del progetto sarà la già ricordata prof Sabina Chierici che lavorerà in perfetta sintonia con il nuovo direttore, il sensibile e raffinato Paolo Comi. L’impostazione grafica è più pulita, più ordinata; anche il carattere è cambiato.
Nel numero di marzo 2003 compare la prima delle fortunate “interviste allo specchio”, mentre
ritorna il concorso a premi, che ora si intitola “Come eravamo” e si affacciano nuove rubriche
come “il personaggio del mese”.
Il decennio 2003-2013 è ricco di cambiamenti: si susseguono cinque dirigenti scolastici, veniamo accorpati all’Istituto professionale “Miliani” e poi al tecnico commerciale “Morea”; alcuni colleghi ci lasciano, altri entrano a far parte della nostra comunità. “Il Cappuccino” continua a raccontare le iniziative e i progetti del “Vivarelli” e accompagna con le sue cronache il lento il ritorno a una sospirata normalità con la palestra finalmente consegnata e la faticosa realizzazione del terzo lotto di lavori (l’ala C con la sala Micozzi). Ma soprattutto viene raccontata la strenua lotta per la difesa del laboratorio zootecnico, dell’Azienda e, in definitiva, della nostra permanenza sul colle, insidiata da piani urbanistici a dir poco avventati.
Nel dicembre del 2004 la prima edizione a colori.
Nel 2009, dopo un’assenza di tre anni dovuta a mancanza di fondi e di collaborazioni, “Il Cappuccino”
ritorna inglobando il giornale del Convitto “Il Giovedì”: da ora in poi, fino alla fine, ad affiancare la prof Chierici ci sarà il prof Roberto Rossolini (leggete la loro intervista allo specchio nel numero di ottobre del 2011!) e un gruppo di nuovi redattori che porteranno avanti il progetto fino a maggio del 2012.
Ma ormai la spinta propulsiva sembra essersi esaurita e nel 2013 la nuova redazione, che annovera tra l’altro il nostro professore Filippo Catani, pubblica un solo numero. Le ragioni di tanta difficoltà sono varie, tra cui stanchezza, insofferenza, articoli contestati.
Passano altri dieci anni e oggi “Il Cappuccino”, finalmente, riparte da lì, da quel numero con l’intervista allo specchio di Ligi/Sufrà, da quelle rubriche e da quella veste grafica. Rinnovato e rassicurante nel suo resistere al tempo che passa, specchio fedele dell’Istituto tecnico agrario
Vivarelli e della sua comunità educante. Come deve essere.
Grazie alla nuova redazione e buon lavoro!
Prof Antonella Mancini Biancini
