
La repubblica più piccola mai esistita (Cospaia)
di Fabio Pittori e Matteo Bellucci
Una frazione unica. Oggi la Cospaia è una piccola frazione del comune di San Giustino (in provincia di Perugia), con all’incirca 100 abitanti. Apparentemente questo piccolo centro cittadino non ha nulla di così speciale, ma in realtà ha un passato con una grande storia alle spalle, infatti questo paesino fu la più piccola repubblica mai esistita, cosa ancora più sorprendente e che sia nata per errore!
La nascita della repubblica
Ovviamente la creazione di una repubblica così piccola non avrebbe normalmente senso, infatti Cospaia deve la sua indipendenza per via di un accordo mal siglato tra lo Stato della Chiesa e Il Granducato di Toscana.
Ci troviamo nel 1431, quando il papa Eugenio IV per finanziare il concilio di Basilea (concilio dove si cercava di trovare una soluzione a situazioni interne alla chiesa) chiese all’allora più importante banchiere della penisola, Cosimo de Medici, un prestito di 25.000 fiorini (che potremo stimare su un valore attuale di quasi 4 milioni di euro). Il nobile toscano accettò di prestare al papa tale immensa somma di denaro, che Eugenio IV avrebbe dovuto restituire dopo 10 anni, ma ovviamente Cosimo de Medici esigeva una garanzia in caso il prestito non fosse stato restituito, perciò il papa mise sul piatto come pegno il comune di Sansepolcro e tutto il suo territorio. Ma al termine dei 10 anni Eugenio IV non riuscì a ripagare la somma di denaro al fiorentino e questo comporto la cessione di Sansepolcro al Granducato di Toscana, perciò sia lo Stato Pontificio che il Granducato inviarono delle commissioni per accordarsi sul nuovo confine che sarebbe sorto. Ciascuna commissione operò in maniera indipendente l’una dall’altra, ma entrambe presero come nuova linea di confine il torrente Rio (che si trovava ai limiti del comune di Sansepolcro), che sorgeva dal monte Gurzole e sfociava a valle nel fiume Tevere. Anche se le due commissioni non badarono a un fatto molto importante, il torrente Rio a monte si biforcava in due, dando vita a due affluenti che scorrevano in linea quasi parallela a distanza di 500 metri l’uno dall’altro, questi due corsi d’acqua, all’epoca, venivano chiamati entrambi Rio, dato questo e unito al fatto che i catasti di all’ora erano abbastanza grossolani provocò un’anomalia sul nuovo confine. Infatti la commissione toscana prese in considerazione come linea di confine il torrente Rio più a nord, mentre la commissione papale prese in considerazione il Rio più a sud, tralasciando così un territorio di all’incirca 330 ettari dove sulla collina tra i due ruscelli sorgeva il piccolo borgo di Cospaia.
L’occasione che viene colta all’istante e l’istituzione del nuovo stato
Non appena venne stipulato l’accordo tra i due stati i cittadini di Cospaia (che all’ora erano all’incirca 350), pur essendo tutti di origine contadina e quasi interamente analfabeti, compresero rapidamente l’opportunità che gli si era parata d’avanti, proclamando così nel 1441 Cospaia libera, chiamata Repubblica di Cospaia. Sia il papato che il Granducato di Toscana si accorsero troppo tardi del loro pasticcio, ma non decisero di eliminare o trovare una soluzione alla questione, soprattutto perché questo avrebbe voluto dire sprecare altre risorse per un fazzoletto di terra senza nessuna importanza strategica, anzi visto che i due stati erano alleati sia Enrico IV che Cosimo de Medici considerarono la nuova repubblica nata uno stato cuscinetto (forse attributo non propriamente serio date le piccole dimensioni dello stato). La repubblica neonata fu lasciata a sé stessa e addirittura nel 1448 i due stati confinanti la riconobbero come indipendente in maniera ufficiale. Ormai a sé stessi i Cospaiesi decisero di non istituire nessuna legge, forma di governo, carceri o esercito, basandosi su una piena libertà economica, crearono a tutti gli effetti una repubblica anarchica, dove l’unica “istituzione” od organo di stato era il concilio degli anziani, dove tutti i capi famiglia si andavano a riunire per dirimere le questioni interne. L’unica “legge” (anche se più simile ad un motto) che vigeva era “Perpetua et firma Libertas”, che era incisa sulla chiesa del paese), ovvero libertà continua e sicura, che descriveva a tutti gli effetti lo stato in cui si trovava la repubblica. La repubblica di Cospaia se viene analizzata da un punto di vista statale ed economico era un’anarchia che per all’ora aveva enormi benefici a livello economico, infatti le uniche tasse che venivo richieste venivano stabilite dal concilio per eventuali spese mediche degli stessi cittadini, tutte le varie imposte sui terreni erano state cancellate e non si presentavano dazi, questo permise sicuramente un maggiore benessere delle famiglie locali. La piccola frazione nonostante la sua prosperità aveva un’economia interna gestita sul baratto, inoltre le principali attività come la molitura del grano avvenivano a San Giustino (paese vicino a Cospaia) mentre le scelte a livello dottrinale sulla Repubblica venivano prese dal vescovo di Città di Castello, su accordo con i cittadini. Fatto molto caratteristico è la presenza di un vero e proprio ambasciatore di Cospaia nel vescovato della stesa Città di Castello, il quale prendeva il nome di curato ed era il parroco del borgo, probabilmente era l’unico cittadino del microstato a saper leggere e scrivere.
La cultura che fece la fortuna di Cospaia
Come abbiamo già detto questa repubblica poteva essere considerata un paradiso fiscale ante litteram, ma le cose presero un’altra piega con l’arrivo di una cultura esotica nel piccolo territorio, ovvero il tabacco. La diffusione di questa cultura officinale in quell’area fu merito di Alfonso Tornabuoni, vescovo di Sansepolcro, il quale aveva ricevuto in dono i semi della pianta da suo nipote Niccolò Tornabuoni, cardinale ambasciatore per conto dei Medici a Parigi, non è un caso che il cardinale ottenne i semi di questa pianta, infatti alla corte di Francia il tabacco era già arrivato nel 1518 grazie all’ambasciatore francese a Lisbona Jean Nicot (il suo cognome darà nome alla nicotina), personaggio che curo anche le emicranie della stessa regina Caterina de Medici grazie al tabacco, quindi c’erano le giuste correlazioni che permettevano l’arrivo della cultura esotica a Sansepolcro nel 1574, che ricordiamo essere a pochi chilometri da Cospaia. In poco tempo le piantagioni di tabacco (chiamato al tempo erba tornabuona per ovvie ragioni) presero piede nella piccola repubblica, a tal punto da diventare la cultura predominante sul quel territorio, visto che si rivelo nel tempo una piantagione molto redditizia. Gli introiti del borgo si alzarono in maniera drastica quando Urbano VIII nel 1624 proclamò illegale fumare (pena la scomunica), Cospaia diventò così la capitale italiana del tabacco, un vero e proprio porto franco dove il tabacco proibito dai regnanti d’Europa li erano ammesso. Anche se gli incassi derivati dall’effettivo contrabbando calarono nel 1724, quando il papa Benedetto XIII abolì la scomunica per chi fumava e piantava il tabacco, anche se impose delle tasse sulle piantagioni, ciò non fu però abbastanza da fermare la fiorente agricoltura di Cospaia, che di fatto si trovava solo a vendere a prezzo più basso la sua merce. Addirittura gli abitanti del borgo, per irrigare tutti i loro campi adibiti alla coltivazione del tabacco, decisero di deviare il corso dei due Rio per poi inalzare un lago di modeste dimensioni ai piedi del paesino, dove stando alle fonti era anche possibile pescare trote e storioni. Non è un caso che lo stemma della Repubblica di Cospaia sia proprio un centro abitato con ai fianchi due corsi d’acqua e la pinta di erba tornabuona a sinistra e dei pesci a destra (anche se per via della presenza della data d’inizio e fine indipendenza, sempre sullo stemma, fa sicuramente pensare che lo stemma sia stato realizzato inseguito alla caduta del borgo), mentre la bandiera effettiva della repubblica era composta da una banda nera e bianca seguendo un taglio obliquo (presente a inizio articolo). Tutt’oggi il gran numero delle piantagioni sulla Valtiberina deriva dall’influenza storica della Repubblica sulla regione.
Fatto interessante, il tabacco coltivato nei pressi di Cospaia è tutt’oggi commercializzato sotto forma di sigaro con il nome “Tornabuoni Cospaia”.
L’arrivo di Napoleone e la restaurazione
La Repubblica continuò la sua esistenza in stato invariato fino a inizio 1800, anche se il borgo cominciava ad essere fortemente legato al contrabbando, un porto sicuro per contrabbandieri e briganti. Infatti l’arrivo di Napoleone in Italia portò sicuramente delle variazioni in tutta la penisola, e Cospaia non fu esclusa. Napoleone arrivato in centro Italia non badò all’indipendenza della Repubblica (trattamento molto diverso rispetto a quello che il generale francese preservò a San Marino), di fatto il borgo fu occupata e annessa ufficialmente alla Francia nel 1808, questo voleva dire fine temporanea dell’anarchia e i cittadini dopo molto tempo furono nuovamente tassati. Ma come noto, alla fine dell’epoca napoleonica l’Europa andò in contro alla restaurazione, al termine della quale sorprendentemente la Repubblica di Cospaia fu restaurata, cosa quasi assurda se pensiamo che le due repubbliche più importanti d’Italia, la Repubblica Veneziana e la Repubblica Genovese, furono cancellate.
La fine della repubblica anarchica
Purtroppo per il piccolo stato l’indipendenza dopo la restaurazione non durò molto, Cospaia negli ultimi tempi aveva svenduto il suo onore legato alla libertà, ormai la totale concessione di qualsiasi cosa all’interno di quei 5 km2 avevano portato lo stato a una situazione di degnerò, come scriverà lo storico medievale Filippo Natali: “Cospaia nei suoi ultimi anni di vita era più simile ad un emporio di merce di contrabbando proveniente da vari parti d’Italia che a uno stato”. Nel 1825 la Repubblica si era fatta troppo scomoda sia per il Granducato di Toscana sia per lo Stato Pontificio, troppi contrabbandieri e briganti, una sorgente di merci all’estero illegali, a quanto dicono alcune fonti, si verificarono anche situazioni violente. I due grandi vicini erano decisi a rimediare all’errore fatto dai loro predecessori nel 1441. Nel 1826 le commissioni di entrambi gli stati arrivarono a Cospaia determinati a eliminare la Repubblica e sistemare il confine una volta per tutte, a differenza dell’ultima volta collaborarono tra di loro. Sì decise che il Granducato avrebbe annesso i territori pianeggianti (in prossimità del Tevere) mentre il papa avrebbe preso il borgo e la collina su cui sorgeva. I due ruscelli furono ribattezzati in Rio Gorgaccia (a nord) e Riascone (a sud). I 14 capi famiglia più importanti furono chiamati a firmare l’atto di sottomissione e come indennizzo fu concesso a ciascun cittadino una moneta d’argento. Praticamente furono obbligati a scambiare la micronazione per delle monte d’argento, che oltretutto non avevano un valore elevato. La Repubblica questa volta fu cancellata per sempre e dopo l’unità d’Italia diventerà frazione di San Giustino (PG).
L’unicità di questo caso
Cospaia fu un esempio delle poche Repubbliche dove vigeva una vera e propria libertà, nel bene o nel male. Un avvenimento che fonda le proprie radici sul caso, e con cui si riuscì effettivamente a regalare ad un paesotto contadino una storia unica nel suo genere. Una storia che non ha sicuramente nulla da invidiare ad altri borghi italiani.
SITOGRAFIA
A-Rivista anarchia
Unica Umbria
Tevere Post
Wikipedia
Umbria Tourism
AboutUmbriaMagazine
RepubblicadiCospaia
Canale youtube Guido
Canale youtube Vanilla Magazine