Per non dimenticare: IL 10 FEBBRAIO IL GIORNO DEL RICORDO DELLE FOIBE
Storia & Cultura Locale

Per non dimenticare: IL 10 FEBBRAIO IL GIORNO DEL RICORDO DELLE FOIBE

Feb 10, 2025

Tutto inizia con la vittoria dell’Italia della prima guerra mondiale, dopo svariato tempo dalla fine della Repubblica di Venezia le città costiere dell’Istria tornarono Italiane. Ma ci fu un “piccolo particolare”, che forse non era così piccolo, L’Istria era un territorio etnicamente problematico, la zona ospitavano sì  molti italiani, ma anche altrettanti slavi (specialmente nelle zone più interne). Con l’arrivo del fascismo e dei suoi ideali il regime promosse la profonda italianizzazione di queste zone, obbligando a parlare italiano nei punti di ritrovo delle città istriane, comprese quelle interamente slave, forzando le scuole a insegnare l’italiano, favorendo l’immigrazione italiana in quelle zone, tutto a scopo di sfaldare la cultura locale. Questo provocò un esodo della popolazione slava di quella zona, praticamente obbligata a fuggire dagli italiani.

Ma con l’arrivo della seconda guerra mondiale, le cose presero una piega altrettanto negativa, dopo l’armistizio del 8 settembre del 1943 i partigiani jugoslavi guidati da Josip Broz detto Tito, con l’obiettivo di liberare la Croazia e la Slovenia dalle forze nazi-fasciste, si fortificarono molto, a tal punto che a fine guerra, nella primavera del 1945, riuscirono a mettere le mani su tutta l’Istria (comprese le città a maggioranza italiana) e intenti a puntare verso Trieste, ma gli alleati liberarono la città prima che lo potessero fare gli slavi (cosa che fece infuriare Tito). Dato il controllo della regione il comandante slavo decise che era necessario ripulire la zona da tutti i fascisti e consegnare i territori d’origine agli slavi, ma non si limitarono ai fascisti, tutti gli italiani vennero considerati nemici. Le squadre di Tito cominciarono a rastrellare molti civili italiani, sia nelle zone a prevalenza slava che italiana, per poi rinchiuderli in campi di prigionia oppure per eliminarli immediatamente.

Le esecuzioni erano molto violente, prevedevano la fucilazione e poi l’occultamento dei cadaveri nelle foibe, oppure si gettavano direttamente i malcapitati ancora vivi negli abissi.

*”Le foibe sono delle voragini naturali molto profonde caratteristiche del territorio carsico”.

Vista la situazione moltissimi italiani che vivevano in Istria per paura di essere perseguitati furono costretti ad abbandonare le loro case, di fatto si creò un secondo esodo nel giro di 30 anni, ma stavolta i soggetti interessati erano gli italiani, L’esodo prese il nome di esodo Giuliano Dalmata.

I numeri delle vittime delle foibe non sono noti, ma si stima che a perdere la vita furono 10.000 persone, mentre gli italiani che emigrarono dall’Istria furono 250.000 (le quali trovarono non poche difficoltà a integrarsi altrove).

Sicuramente l’accaduto fù tragico, anche se non è molto lontano da quello che gli italiani fecero dopo la prima guerra mondiale agli slavi, effettivamente gli sloveni e i croati si ripresero interamente i loro territori etnici effettivi che gli furono espropriati, anche se questo non giustifica la mattanza che si è commessa (ovviamente, come non si deve giustificare i reati e le violenze degli italiani nei confronti del popolo slavo commessi precedentemente) e l’eliminazione della presenza italiana nelle città come Fiume, Capodistria, Pola che furono italiane da svariati secoli. Le foibe sono state la fine di un processo doloroso che ha visto varie ingiustizie reciproche tra italiani e slavi, ma non per questo non devono essere ricordate. 

Dal 2005 si ricordano ogni 10 febbraio tutti gli italiani che persero la vita “nelle foibe”.

FABIO PITTORI